Scienza, Ragione e Religione
5 Marzo 2008
Un mio studente mi ha segnalato che a fine novembre è apparso un video su YouTube con un servizio sulla presentazione dell’ultimo libro di Rosa Alberoni su darwinismo e creazione.
Tralascio ogni commento ironico sulla tesi e sulle frasi dell’autrice, perché sono così sciocche che è persino più facile che sparare sulla Croce Rossa, ma trovo preoccupante per la sua ignoranza e disinformazione la breve intervista al cardinale Renato Martino, che partecipava alla manifestazione.
Ora che il marxismo ha fatto il suo tempo… Adesso si ritorna con un figlio del marxismo, che è questo darwinismo…
[e, rivolto all'intervistatrice] Ma lei… ma lei si sente discendente da uno scimpanzé? Io no!
Fra tutti i commenti su YouTube a questa prova di ignoranza beatamente mondana, il più divertente è il seguente: Darwinismo figlio del marxismo? Primati di tutto il mondo, unitevi!
La scienza moderna è ricca di teorie che fanno affermazioni controintutive e difficili da conciliare con il senso comune o con le convinzioni stabilite. Se sottoponiamo a una analisi approfondita la Relatività o la Meccanica Quantistica scopriamo immediatamente che le nozioni abituali di spazio e tempo non hanno più significato, mentre la neurofisiologia suggerisce che concetti come coscienza, individuo e anima sono quantomeno problematici. Ciò implica che il discorso religioso deve farsi cauto nel leggere i testi sacri e riconoscere che ogni rivelazione deve entrare in un discorso dialettico con la ricerca delle leggi di natura.
Questa necessità non implica, come pretende lo scientismo, l’identità fra Scienza e Ragione, e quindi, dato il carattere riduzionista delle scienze moderne, la rinuncia alla divinità come ipotesi non necessaria. Però impone a ogni discorso religioso che non voglia prescindere dalla ragione di saper distinguere tra la verità trascendente e la realtà mondana, che comprende in sè l’universo della fisica. Contrariamente a quello che sostiene l’ortodossia tradizionale musulmana circa il Corano (e anche a una lettura troppo testuale dell’incipit del Vangelo di S. Giovanni), il verbo, cioè la parola, non è il principio, ma solo l’inizio del dialogo di Dio con l’Uomo.
E’ nel carattere stesso delle scienze naturali l’essere scientiste, ma ciò non significa che i risultati che ottengono possano essere messi in discussione a partire da posizioni esterne ad esse. Invece, bisogna saper riconoscere che il limite della Scienza non sta in quello che dice, ma in quello che non può dire. Scienza e Conoscenza non sono sinonimi, e l’autonomia della prima non implica quella della seconda. In questo contesto l’enfasi del Papa sul ruolo della Ragione trova una completa legittimità. Gli spiriti religiosi devono rinunciare all’idea che la Rivelazione sia un discorso chiuso in sé, i razionalisti devono fare lo stesso nei confronti della Scienza.