Web e Anonimato
13 Marzo 2008
Il professor Israel, in un commento a un suo post criticato in questo blog, dice: Quanto non mi piacciono i blog anonimi in cui si sentenzia sulle cose dette da altri [...].
Non sono d’accordo. La sua incazzatura è umanamente comprensibile, ma assolutamente fuori luogo, e per più di una ragione.
Chi, come il professor Israel, scrive sui giornali o mette il suo nome su un blog ad alta visibilità, esercita in sostanza l’attività di pubblicista. Questo significa che le sue opinioni e i suoi scritti entrano in un dibattito pubblico rivolto a tutti. L’intenzione di Giorgo Israel non è solo quella di esternare un’opinione in modo più o meno sommesso, ma quella di esercitare un’azione sulle coscienze e sui pensieri del pubblico. Si tratta di una cosa non solo legittima, ma anche lodevole, eppure criticarne i contenuti non è solo altrettanto legittimo, ma anche assolutamente necessario per un dibattito salutare. In particolare, il post che ho criticato era in origine un articolo di giornale. Se il professor Israel mi avesse colto in un bar mentre lo commentavo con degli amici, mi avrebbe chiesto la carta di identità? Sono sicuro che anche il solo pensiero di ciò lo farebbe ridere.
So che il professor Israel non nega la libertà di critica, ma non si accorge che pretendere la rinuncia all’anonimato equivale a chiedere di assoggettarla a una licenza: ciò che deve contare in un dibattito sono gli argomenti, non gli autori. Il diritto all’anonimato, anche nel caso delle critiche e delle satire più feroci, è fondamentale all’esercizio della libertà.
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Poi, voglio anche rispondere a un altro punto, e cioè quello che il superficiale sarei io. E’ vero che il mio post non contiene una approfondita analisi dei presupposti delle mie affermazioni, ma il mio blog è uno zibaldone, cioè un deposito di pensieri solo in parte formati. Tuttavia credo di essere stato chiaro fin dall’inizio: non mi piaceva il tono alla Fallaci (che apprezzo come scrittrice, ma non come polemista), non trovo serio usare una delle tante frasi a effetto dei politici (in questo caso Erdogan) per trarne la conclusione – perniciosa – che la Turchia non debba entrare nell’UE, non penso che sia coerente ascoltare (giustamente) con grande attenzione il Papa e liquidare come se fosse un servo sciocco il Primate della Chiesa d’Inghilterra, senza nemmeno linkare (come ho fatto io) il suo documento.
Infine, con una piccola punta polemica, voglio far notare che il professor Israel ha scordato di linkare alla sua protesta il mio blog, e che con ciò mi ha reso doppiamente anonimo e ha impedito ai suoi lettori di confrontarsi con la versione originale di ciò che riportava. Non che ciò mi dispiaccia perché aspiro davvero a molto meno di venticinque lettori, ma, allora, perché lamentarsi?