India’s Digital remastering
2 Marzo 2008
È un vero peccato che gran parte dei monumenti indiani sia in un pessimo stato di conservazione.
Ai tempi della conquista da parte dell’imperatore Moghul Aurangzeb il forte di Gwalior ha subito un’estesa devastazione.
Lo splendido Palazzo Man Mandir ha visto le sue corti e le sue stanze spogliate delle decorazioni e dagli addobbi; i templi sono stati sfregiati di quasi tutte le figure, sorte toccata anche alle imponenti sculture giainiste scavate nella roccia della collina sui cui sta il forte.
Come sempre accade nel caso delle rovine dell’antichità, riportarle al loro splendore non sarebbe altro che una ulteriore violazione della loro integrità, però, grazie alla tecnologia digitale, una differente operazione di recupero oggi sarebbe possibile.
In modo filologicamente rigoroso, con la collaborazione di archeologi, di esperti del restauro, di architetti e di computer artists si potrebbe ricostruire le opere d’arte danneggiate in modo digitale. Per esempio, si potrebbero riprodurre i vari ambienti del Palazzo Man Mandir com’erano al tempo del loro massimo splendore, con i colori, gli specchi e le decorazioni dell’epoca. I sistemi di illuminazione a specchio e di aerazione potrebbero essere simulati in modo realistico, e la “stanza da giochi delle regine” potrebbe ritrovare in modo virtuale le sue decorazioni e persino le altalene che un tempo la ingentilivano.
La ricostruzione digitale di palazzi, templi, tombe ed altri monumenti sarebbe un modo relativamente economico di ricostruire e preservare la cultura dell’India di un tempo e permettere alle generazioni future un contatto rinnovato con le loro radici.
Cowdung
28 Febbraio 2008
Il museo etnografico di Bhopal è dedicato soprattutto alle comunità tribali dell’India. All’interno delle sue sale vengono ricostruite in modo rigoroso alcune abitazioni tribali, usando gli stessi materiali usati nella realtà.
Spesso gli intonaci e i pavimenti sono costituiti da sterco di vacca impastato ed essiccato, e lo stesso viene quindi usato nel museo. Data la natura dei materiali è necessaria una continua manutenzione, almeno una volta il mese. Nelle sale abbiamo così incontrato delle contadine che, senza provare nessun fastidio, avevano il compito di stendere con le mani nuovi strati di sterco sui muri e sui pavimenti delle abitazioni tribali.
E’ interessante notare come nessuno facesse particolare attenzione alla cosa, e come anche noi, dopo un po’, ci siamo abituati all’odore di stallatico.
Non credo che in un museo occidentale sarebbe possibile una ricostruzione così rigorosa di un ambiente umano. Mi viene quindi da riflettere sul concetto stesso di cultura e su quanto sia fuorviante la polemica ricorrente da noi fra relativismo e assolutismo culturale. In realtà ogni cultura è una forma di adattamento della società umana alle condizioni naturali (che includono anche la tecnica!), quindi ogni cultura è al contempo relativa e assoluta. Nessuna è autonoma e indipendente, come sembrano sostenere i relativisti, ma, allo stesso tempo, ognuna possiede un nocciolo duro col quale occorre fare i conti se si vuole procedere alla reciproca integrazione.
Sanchi, Madhya Pradesh
28 Febbraio 2008
A Sanchi, vicino a Bhopal, c’è un complesso di stupa buddisti semplicemente meraviglioso. Lo stupa principale nel quale, secondo la tradizione, si troverebbe una reliquia del Buddha, è circondato da un recinto e vi si accede attraverso quattro “porte”, su ognuna delle quali sono scolpite delle scene di ispirazione religiosa.
Una, in particolare, mostra il Buddha che attraversa un fiume camminando sulle acque, mentre alcuni bramini sono costretti ad attraversarlo in barca. La scena simboleggia come la sapienza permetta di trascendere le limitazioni della natura umana, ma non è solo simbolica e si riferisce a un evento della vita del Buddha.
E’ interessante osservare che un episodio simile (ma dal significato differente) sia presente anche nella vita di Gesù. Più in generale, visitando l’India e osservando le pratiche e i simbolismi religiosi, emergono alcune “strane” similitudini con i riti e le simbologie cristiane. Per esempio il gesto indù di rispetto di fronte alla divinità, che ricorda il segno della croce, o, ancora sui bassorilievi di Sanchi, l’episodio dell’offerta del miele a Buddha da parte delle scimmie (che ricorda S. Francesco), o il fatto che le divinità principali dell’induismo sono tre e, in allo stesso tempo, una.
Un altro fatto degno di nota è lo sviluppo del monachesimo, fenomeno che ha una posizione particolare sia nel cristianesimo sia nel buddismo
Sarebbe interessante indagare se negli anni di formazione del Cristianesimo siano stati presenti nel mondo romano elementi religiosi affini a quelli delle religioni indiane. La cosa non mi sorprenderebbe affatto.